La La Land

Sì lo ammetto, sono entrata e uscita scettica dalla proiezione del film sulla bocca del mondo intero, eppure sono due giorni che canticchio e faccio le scale di casa solo in modalità ballerina di musical. La notizia certa è che il vaccino per la La La Fever non è stato ancora inventato. Lo dimostrano le 214 nominations e i 144 premi a oggi vinti dal film scritto e diretto dal trentaduenne Damien Chazelle, e girato in due mesi nell’estate del 2015.

mv5bmzuzndm2nzm2mv5bml5banbnxkftztgwntm3ntg4ote-_v1_ux182_cr00182268_al_In questi giorni la parola ‘musical’ viene pronunciata anche dall’ultimo dello spettatore, quello che magari di musical non ne ha mai visto uno ed è ignaro delle decine di citazioni presenti nel film (Cantando sotto la pioggia, West Side Story, Moulin Rouge, Grease e Gioventù Bruciata solo per citarne alcune). E questa è la chiave del successo di La La Land, il fatto di essere ricercato nei riferimenti ma allo stesso tempo all’altezza di tutti gli infiniti target. Anche se, volendo andare a cercare a fondo le ragioni pubblicitarie di tanto successo planetario, non è difficile riconoscere una grande e melensa autocelebrazione dell’universo hollywoodiano, che, è il caso di dire, se la suona e se la canta da solo.

 

Capire cos’altro funziona così bene in La La Land senza una leggera spruzzatina di spoiler è praticamente impossibile. L’effetto sorpresa non è dato tanto dal finale ma dal montaggio, potremmo benissimo dire dal montaggio della storia d’amore tra Mia e Sebastian, sulla quale scopriamo in sala di essere stati tutti confusi ad arte dai trailer, e in certo senso tiriamo anche un sospiro di sollievo capendo che non è tutto così scontato come sembra. Anzi, in quel mondo ovattato in cui i protagonisti squattrinati sono sempre bellissimi e hanno un vestito diverso per ogni mezza giornata, ci sorprendiamo nella scena della cena (se qualcuno sa dirmi che cosa è quella cosa enorme che brucia in forno gliene sarei culinariamente grata) a scoprire due personaggi che tanto assomigliano a tutti noi in quel realistico momento in cui l’io si scontra col noi e la puntina del vinile nella nostra testa salta producendo suoni fantasmagorici. Un po’ come una jam session che finisce tragicamente, ma in fondo su questo Mia era stata istruita. Va da sé che anche il montaggio di Tom Cross è candidato agli Oscar.

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Tra le 14 nominations, anche quella per i costumi, creati da Mary Zophres perché si armonizzassero alla perfezione con le scenografie di David Wasco, anche queste candidate all’ambita statuetta. Tutti elementi che contribuiscono a un altro ‘effetto speciale’ di La La Land, quello di creare un’atmosfera sospesa tra un passato nostalgico e un presente tecnologico in cui, se non fosse per gli smartphone usati dai protagonisti già nelle prime scene, verrebbe spontaneo chiedersi in che epoca è ambientato il film.

Per riassumere, prendete una storia d’amore con colonna sonora e sorpresa nella trama, il tutto proiettato in una Hollywood assolutamente fashion e pervasa dal cliché dell’ambizione e non solo someone in the crowd, ma la folla intera sarà conquistata.

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