GGG – Il Grande Gigante Gentile

Dio salvi la regina, e la regina salvi il GGG! Tra orde di nanetti in libera uscita, sono finita quasi per caso in sala davanti al Grande Gigante Gentile, l’ultimo film di Steven Spielberg che torna dopo anni a rivolgersi al pubblico di tutte le età con la storia tratta dall’omonimo romanzo di Roal Dahl, uscito, tra l’altro, nel 1982, stesso anno in cui E.T. chiedeva di fare uno squillo a casa e senza smartphone.

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La spavalda ma malinconica Sophie viene rapita dall’orfanotrofio dove vive da un misterioso gigante notturno che la porta fin dentro la sua grotta dove, solo apparentemente, vuole metterla in padella con dei putridi cetrionzoli. Subito tra i due nasce una profonda amicizia che li porterà poi a vivere insieme il resto dell’avventura tra mondo dei giganti e mondo degli urbani, secondo lo schema bambino/diverso buono che si ripete dopo 35 anni.

bfg-poster-05152016Già, sono lontani i tempi in cui Elliott correva tra le pannocchie tenendoci tutti col fiato sospeso fin dai primi minuti di E.T.. Però da allora Spielberg una grande lezione della narrazione per fanciulli grandi e piccini sembra averla capita: quando non sai come attirare l’attenzione, con un po’ di flatulenza generale si risolvono tutti i problemi. E funziona (anche E.T. a pensarci bene aveva scoperto la potenza comica del ruttino)! Sì perché finché non si arriva alla svolta delle puzzette regali, non si riesce proprio a trovare il bandolo della matassa de Il Grande Gigante Gentile. Forse perché tra storie di orfani di dickensiana memoria, viaggi gulliveriani, l’annoso tema del bullismo tra giganti, il cattivo che sembra cattivo solo per poco ma è ovviamente buonissimo, la fabbrica dei sogni, i disturbi del linguaggio del finto cattivo ma buono, la solitudine e la sofferenza (ma poi il bambino con la giacca rossa chi era??), insomma per dirla come il GGG tra grandi trionfoni e uno spizzico di tormentino, il film proprio non decolla. Almeno finché una spassosissima regina d’Inghilterra non fornisce i suoi elicotteri da guerra. Dopo la parabola comica però, il film si conclude in una colata caramellosa di buoni sentimenti in cui trionfa la telepatia tra i due amici costretti dalla propria diversità a starsene lontani (e poi…perché?).

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Certo la prova tecnica del digitale è del tutto superata, ma forse l’incontro tra l’originale romanzo di Roal Dahl e il grande maestro dell’avventura fantasy poteva portare a esiti più memorabili, invece con un’eccessiva smania di commuovere espressa quasi accademicamente, il target de il Grande Gigante Gentile risulta indefinito, con troppi ingredienti nel calderone per il pubblico dei più piccoli e un mancato coinvolgimento per quello dei più grandi. Accompagnate comunque i vostri figli per ricordare loro che non ci si butta dalla terrazza come fa Sophie per provocare il suo enorme amico, nella vita reale il Gigante non verrà a salvarvi (eppure Spielberg di figli ne ha cresciuti sei!).

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