Lion – La strada verso casa

lionLion – La strada verso casa, è il primo lungometraggio di Garth Davis, uno dei più famosi registi di spot pubblicitari al mondo, e non è così difficile riconoscere nel film le scelte di un ottimo venditore, tanto bravo da essersi già guadagnato, tra le altre, 4 nominations ai Golden Globe. Che la trama sia tra le più toccanti di questo Natale lo si capisce bene anche dal trailer, in cui viene già rivelato che il film è tratto da una storia vera, quella di Saroo Brierley e della sua tragica esperienza. Nato in India da una famiglia poverissima, a 5 anni si addormenta su un treno che lo porta a 1500 km da casa per poi essere adottato da una famiglia australiana dopo essere stato salvato dalla strada. Di fatto il trailer già spoilera (quasi) tutta la trama, ed è la narrazione a lasciare sorpresi ad inizio visione, perché il film non si sviluppa per flashback ma segue l’ordine cronologico della storia, tenendoci in India per tutta la prima metà a seguire con gran patema le vicissitudini del piccolo Saroo (e i sottotitoli), per poi trasferirci in Australia, improvvisamente sollevati dal vederlo cresciuto più che bene, benissimo, se non per il fatto che ormai uomo inizia a sviluppare l’ossessione delle sue origini. Nella seconda parte il balzo temporale si avverte un po’ troppo drasticamente, perché ci sono aspetti profondi nei legami con la nuova famiglia che nella pellicola trovano tempo solo di fare capolino e di permettere a Nicole Kidman, che interpreta la madre adottiva, di farci giusto intravedere un personaggio troppo complesso per restare sullo sfondo, così come i legami tra i membri della famiglia che aprono una storia nella storia poco approfondita nonostante le due ore di film.

 

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Gli ingredienti emozionali ci sono innegabilmente tutti, con l’aggiunta di qualche agente lievitante rubato al mondo della pubblicità, come il tema musicale originale molto trascinante, i colori leggermente patinati, la fotografia che spazia sapientemente dai primissimi piani che indagano i personaggi ai grandi paesaggi indiani e australiani. La storia è così incredibile che verso la fine ci si dimentica quasi che sia vera, colpa forse dell’allure un po’ troppo saponata del ritorno a casa del bell’eroe interpretato da Dev Patel, che per questo ruolo ha messo su qualche buon chilo di muscoli e l’aria da sex symbol che gli mancava. Non si può che augurarci che mantenga questo look, ma forse nel film l’effetto è un po’ troppo cinematografico, visto che nel finale ci si chiede cosa avrà mai mangiato il protagonista in Australia da averlo reso così alto e pallidino rispetto ai compaesani ritrovati. Il colpo di fulmine è comunque inevitabile per Sunny Pawar, il piccolo attore di 8 anni che interpreta Saroo da bambino, scelto tra più di 2000 candidati nonostante non parlasse una parola d’inglese, e che tra premi e nomination personali in giro per il mondo è già a quota cinque.

 

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Dopo una certa assuefazione alle emozioni, negli ultimi secondi si viene catapultati nella storia vera, sorpresa che riporta anche lo spettatore più glaciale a commuoversi di nuovo, anche perché veniamo a conoscenza dell’impegno sociale della produzione del film nei confronti del dramma di 80000 bambini che ogni anno risultano scomparsi in India e per i quali a volte un cucchiaio trovato in una discarica può essere più provvidenziale di google earth.

Se Garth Davis fosse stato poco più narratore e poco meno venditore, forse un pacchetto di fazzoletti non basterebbe per questo film da vedere assolutamente.

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