Il cittadino illustre

posterL’apertura de Il cittadino illustre è magnifica: Daniel Mantovani, scrittore argentino emigrato in Europa, è insignito del premio Nobel per la letteratura e il suo discorso di ringraziamento di fronte all’Accademia di Stoccolma è da brivido:

“Ho la forte convinzione che questo tipo di riconoscimento unanime è sempre, direttamente e inequivocabilmente, connesso al declino di un artista. Questa onorificenza rivela che la mia opera coincide con i gusti, e anche le necessità, dei giurati, degli specialisti, degli accademici e dei reali. Evidentemente io sono l’artista più comodo per loro, e questa comodità non ha molto a che vedere con lo spirito che dovrebbe avere ogni aspetto artistico. L’artista deve domandare, deve scuotere, per questo provo disagio per la mia canonizzazione finale come artista. (…) tuttavia: il puro orgoglio mi spinge ora, ipocritamente, a ringraziarvi per aver provocato la fine della mia avventura creativa, però per favore , non voglio che per questo pensiate che do la responsabilità a voi, non è affatto così. In realtà c’è un unico responsabile, e quello sono io.”

Se Bob Dylan fosse ancora titubante a ritirare il Nobel, dovrebbe assolutamente vedere Il cittadino illustre e prendere spunto da questo discorso che racchiude in pochi minuti tutta l’essenza perbenista del riconoscimento.

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La storia prosegue con una fotografia semplice e un girato in digitale che dà l’impressione di trovarsi in un documentario oppure in un programma di una televisione locale, mentre le immagini si occupano con cura di mettere in luce la desolazione del paesino di Salas e le sue strade architettonicamente aride, dipingendo un ritratto della provincia, dei suoi vizi e delle sue abitudini, da cui lo scrittore Daniel Mantovani è fuggito anni addietro, ma da cui ha preso ispirazione per scrivere tutti i suoi libri di successo.

Alcune trovate risultano eccessivamente televisive, tipo la cartina dove viene indicata l’ubicazione di Salas in Argentina, ma i due registi Gastòn Duprat e Mariano Cohn hanno una lunga esperienza di lavoro in TV e questo giustifica in parte la loro opera, realizzando un film drammatico e comico (così dice almeno la scheda del film) in cui si ride a denti stretti con una tensione di fondo che sovrasta l’ironica drammaticità delle atmosfere della pellicola, e che fa prevedere un finale assai cupo.

Il volto di Daniel Mantovani è quella dell’attore Oscar Martinez che interpreta in modo eccellente lo scrittore argentino in viaggio nelle suo paese natale, consentendogli di vincere la Coppa Volpi all’ultima Mostra del Cinema di Venezia.

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Il film  è suddiviso in quattro capitoli e questo stratagemma ammiccante fa nascere il dubbio che quello che vediamo non sia la visita di Daniel a Salas, ma uno dei suoi numerosi libri ambientati nel paesino, mentre il finale, perfettamente costruito nei dettagli (il vestito scuro della segretaria Nuria, i fiori bianchi, le teiere), è rovinato dalla rivelazione della verità scaturita da una domanda di un giornalista.

Per concludere, Il cittadino illustre è il film candidato agli Oscar 2017 per l’Argentina e ci sono buone probabilità che lo vinca, e se questo accadesse, sarebbe bello vedere i registi ripetere lo stesso discorso di apertura, alla premiazione degli Academy Awards. In questo modo sarebbe il primo lungometraggio capace di prevedere il futuro (anche se l’Oscar non è il Nobel), autocelebrativo e pure un po’ gufo.

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